Breve biografia di Johann Heinrich Pestalozzi

(1746-1827)

Questa pagina presenta una breve biografia di Johann Heinrich Pestalozzi. Per maggiori informazioni potete leggere la biografia dettagliata, che è divisa in sei capitoli:

Infanzia e gioventù a Zurigo (1746-1768)

Vista su Zurigo
Vista su Zurigo
Zurigo, Oberer Hirschengraben
Zurigo, Oberer Hirschengraben

Johann Heinrich Pestalozzi nasce il 12 gennaio 1746 a Zurigo. Dopo la morte prematura del padre e di alcuni fratelli e sorelle, è confrontato con l’esagerata apprensione della madre e di una fedele domestica di famiglia. Pestalozzi frequenta tutte le scuole che potevano essere frequentate da un intelligente giovane cittadino, e viene così in contatto con le personalità dell’illuminismo svizzero. Nel circolo dei “Patrioti”, che faceva capo a Johann Jakob Bodmer, Pestalozzi si avvicina al pensiero di filosofi antichi e moderni, in particolare alle idee e alle opere di Jean Jacques Rousseau. Nei primi scritti (“Agis”, Agide, e “Wünsche”, Desideri), Pestalozzi si occupa del modo di governare autocratico di chi è al potere. Interrompe gli studi di teologia e diritto e inizia un apprendistato in agricoltura per poter diventare agricoltore o imprenditore agricolo. Nel 1767 conosce Anna Schulthess, di otto anni più vecchia di lui, se ne innamora e la sposa poi nel 1769 contro la volontà dei genitori di lei.

Gli anni del Neuhof (1769 - 1798)

Nel piccolo villaggio di Birr (Canton Argovia), a 25 chilometri da Zurigo, Pestalozzi acquista circa 20 ettari di pascoli e campi a maggese e ci costruisce il suo Neuhof. Ma l’azienda agricola fallisce, così come la conversione all’allevamento e gli esperimenti di lavorazione artigianale del cotone. Allora Pestalozzi tenta di costruire un istituto per poveri, ma con scarsi risultati, tanto che può far fronte ai debiti solamente vendendo il terreno e grazie a donazioni da parte della famiglia di Anna. Nel 1780 il progetto del Neuhof fallisce definitivamente e il consigliere comunale basilese Isaak Iselin è ormai l’unico a credere ancora in Pestalozzi e a incoraggiarlo alla scrittura. Gli anni fra il 1780 e il 1798 diventano così il periodo dei suoi successi letterari. Tra le altre, vedono la luce le opere “Vespro di un eremita”, le quattro parti di “Leonardo e Geltrude”, “Sull’infanticidio”, “Ricerche”, “Fiabe” e gli scritti politici che parlano della rivoluzione in Francia e della situazione in Svizzera: “Sì o no?”, gli scritti sul movimento popolare di Stäfa e quelli sulle decime. Tutte le opere di questo periodo possono essere interpretate come un tentativo di influenza e azione politica.

Stans (1798 - 1799)

Quando nel marzo 1798 la vecchia Confederazione crolla con l’arrivo delle truppe francesi, Pestalozzi si mette a servizio del nuovo governo e pensa finalmente di poter realizzare i suoi progetti di educazione del popolo. Gli viene affidata la direzione di un istituto per bambini orfani a Stans, che deve però chiudere dopo soli sei mesi per lasciar posto a un lazzaretto. Pestalozzi, colpito sia fisicamente che moralmente, scrive le sue esperienze e riflessioni in una “Lettera ad un amico sul proprio soggiorno a Stans”, che verrà poi considerata il testo pedagogico più significativo di Pestalozzi e che verrà pubblicata, citata e interpretata a più riprese.

 

 

Burgdorf e Münchenbuchsee (1800 - 1804/05)

Il soggiorno a Stans rappresenta la svolta decisiva per la vita di Pestalozzi. Vuole diventare insegnante e a Burgdorf ne ha la possibilità. Poco dopo, nel castello di Burgdorf può realizzare il suo progetto di un istituto educativo in combinazione con un seminario per insegnanti. Riceve l’appoggio del governo elvetico, può contare su diversi abili collaboratori e vuole sviluppare il suo nuovo metodo di insegnamento. Lo scritto che ne getta le basi è “Come Geltrude istruisce i suoi figli”, che lo rende famoso come grande educatore e innovatore della scuola popolare, e a Burgdorf accorrono visitatori da tutta Europa. Quando l’atto di mediazione del 1803 ripristina le strutture federali della vecchia Confederazione, Berna esige che il castello di Burgdorf diventi sede degli uffici del capodistretto bernese e Pestalozzi deve abbandonare il castello. Dopo essere stato provvisoriamente in un edificio monastico a Münchenbuchsee, nella seconda metà del 1804 Pestalozzi comincia a costruire un nuovo istituto a Yverdon, sulla riva sud del lago di Neuchâtel in Svizzera francese, nel Canton Vaud appena nato.

Yverdon (1804 - 1825)

L’istituto di Pestalozzi acquisisce ben presto grande fama e il suo esempio pedagogico si diffonde in tutta Europa, soprattutto in Germania e in particolar modo in Prussia. All’istituto di Yverdon arrivano numerosi visitatori. Tuttavia, si può parlare di periodo d’oro solamente fra il 1807 e il 1809, eventualmente fino al 1815. Le difficoltà economiche e le annose e aspre diatribe tra i collaboratori decretano la fine dell’istituto, che Pestalozzi è costretto a chiudere nel 1825. Negli anni di Yverdon vedono la luce la terza versione di “Leonardo e Geltrude”, lo scritto politico “An die Unschuld” (All’innocenza) scritto già in tarda età, numerosi scritti a cui oltre a Pestalozzi lavorano anche i suoi collaboratori (“Ansichten und Erfahrungen”, Idee ed esperienze), e soprattutto i numerosi discorsi. Particolarmente impressionante è quello per il suo 72esimo compleanno, ma anche il cosiddetto discorso di Lenzburg “Sull’idea dell’educazione elementare”, che Pestalozzi tiene nel 1807 in qualità di presidente della Società degli amici svizzeri dell’educazione. Negli anni dopo il 1817 la casa editrice Cotta pubblica l’edizione in 15 volumi dell’opera omnia di Pestalozzi, che finalmente gli assicura anche un notevole profitto.

Gli ultimi anni di vita (1825 - 1827)

Dopo il fallimento dell’istituto di Yverdon, Pestalozzi torna al suo Neuhof con l’intenzione di ricostruire un istituto per i poveri. Viene eretto un nuovo edificio, ma Pestalozzi non lo vedrà mai finito. Muore infatti il 17 febbraio 1827 nel villaggio vicino, Brugg, e viene sepolto a Birr, vicino al suo Neuhof, presso il muro laterale dell’edificio scolastico. Al Neuhof Pestalozzi scrive la sua ultima grande opera, il “Canto del Cigno”, che si compone essenzialmente di una parte autobiografica e di una spiegazione dettagliata della sua teoria sull’educazione.